Michele Utveggio

Di Michele Utveggio, costruttore e ideatore del “ Castello” su Monte Pellegrino esistono diverse biografie, prima tra tutte  quella contenuta nel libro scritto dall’arch. prof.  Michele Collura ( suo pronipote) e pubblicato postumo da Sellerio nel 1991 ” Il Castello Utveggio. Storia di un’impresa”.
Il prof. Collura lo scrisse  su insistenza  dei familiari, amici e giornalisti alla ricerca di notizie attendibili e, per quanto riguarda le vicende legate al periodo della guerra, durante il quale egli si trovava al fronte, basandosi sulle testimonianze del fratello Salvatore che le aveva vissute in prima persona.

 

 

 

 

 

 

 

Michele Utveggio al centro e Michele Collura alle sue spalle – Castello Utveggio 1932

A lavoro concluso Michele Collura aveva preparato un menabò, scegliendo foto e documenti, ma il suo lavoro rimase in un cassetto, perché lui non fece in tempo a proporlo a un editore. Anni dopo la sua morte, per una fortunata coincidenza, Enzo Sellerio, sempre alla ricerca di fotografie inedite, seppe del dattiloscritto e delle immagini allegate e volle vederlo. Seguì un incontro tra  gli eredi del prof. Collura e la casa editrice.
Per motivi di opportunità editoriale non si poté rispettare il formato immaginato dall’autore e anche il testo- pur senza modifiche significative-subì alcuni rimaneggiamenti. La Sellerio chiese a Lelia e a Tony Collura di inserire anche l’elenco con  le foto della produzione edilizia dell’Impresa Utveggio e Collura corredato da ulteriori argomenti al riguardo.
Il libro costituisce il primo documento storico della vicenda umana e dell’operato di Michele Utveggio e servì anche a spazzare via una serie di notizie false e leggende che avevano fino allora aleggiato sul  “Castello” e sul suo costruttore, che in buona sostanza contemplavano un solo finale: il fallimento dell’Impresa per i troppi debiti contratti e l’inevitabile  suicidio di Utveggio, volato giù dalla torre più alta del Castello.

C’è pero, ancora prima del libro di  Michele Collura, una breve biografia di Utveggio in “Dizionario degli italiani illustri e meschini.” Milano 1980  di G. Ansaldo in cui si accenna soprattutto alla straordinarietà della ascesa economica  e “ alla lungimiranza mitteleuropea  dell’uomo“.

 

 

 

 

 

 

Copertina di “Dizionario degli italiani illustri e meschini.” Milano 1980  di G. Ansaldo in cui un capitolo è dedicato a Michele Utveggio.

Altri brevi cenni biografici sono contenuti negli articoli del giornale L’Ora e del Giornale di Sicilia  del 6 e 7 marzo 1933 usciti all’indomani della sua morte.  Il suo nome ricorre inoltre in quasi tutti i testi che si occupano di architettura del novecento a Palermo.

Nel 2009 è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo  “Economia ed estetica nella Palermo liberty” della dott.ssa  Liliana Sammarco, nel quale  Michele Utveggio viene inquadrato come personaggio emblematico del periodo storico post-risorgimentale di una Palermo protesa a riallacciare rapporti con il mondo culturale Europeo. A lui viene  riconosciuto il merito di aver saputo coniugare il mondo degli affari con i valori della bellezza propri della forma estetica ( Bellezza e Utilità  esaltate da Croce) nella conclusione che “Utveggio fu espressione di una borghesia lontana dall’affarismo sfrenato del Nord Italia o dal burocratismo di quella romana: ma vicina piuttosto a un modello culturale in cui le due forze motrici della società moderna – riusciranno a convivere armoniosamente”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornale L’Ora del 6-7 marzo 1933

La storia che segue è un racconto basato su ricordi della famiglia e di ulteriori ricerche compiute sulla figura di Michele Utveggio.

Michele Utveggio nacque a Calatafimi il 31 agosto 1866, secondogenito di Giacomo e Maria Ingroia; prima di lui era nata la sua unica sorella Caterina. Il padre e  il nonno facevano i costruttori e avevano origini palermitane; la famiglia della mamma invece apparteneva al ceto dei  borgesi ossia di piccoli proprietari terrieri.

A quel tempo il paese serbava vivissimo il ricordo dell’epopea garibaldina e del ruolo cruciale che avevano avuto i suoi abitanti per liberare il Regno delle due Sicilie dai Borbone e aggregarlo al Regno dei Savoia. A Calatafimi infatti il 14 maggio 1860, nel sogno di una Italia unita, si era svolta la battaglia contro l’esercito borbonico, alla quale avevano partecipato giovani intellettuali, studenti, popolani e avventurieri, e a seguito della quale Stefano Turr aveva scritto che “… senza Calatafimi la spedizione in Sicilia sarebbe perita miseramente”.

Ma la nuova situazione politica non aveva portato alcun benessere, anzi le scelte dei governi unitari avevano finito per impoverire soprattutto i piccoli centri del meridione e della Sicilia, Calatafimi compresa. Alla fine dell’800 il paese contava circa 10.000 abitanti e versava in un stato di generale arretratezza, la vita sociale rimaneva lontana dal suo glorioso passato, la sua tradizione artistica, la vivacità culturale di precedenti periodi storici, le attività economiche legate alle sue ricche campagne,  vivevano un momento di rassegnata quiescenza. 

Il giovane Utveggio ebbe nello zio materno Biagio Ingroia, insegnante e pedagogo, un costante punto di riferimento nonché l’ istitutore che si occupò della sua istruzione. Per il resto  il paese offriva ben poco e -ai suoi occhi- le attrattive del luogo si limitavano al grande tempio di Segesta, con la  sua sublime architettura  e a quei misteriosi ruderi del castello di Eufemio, con merli e torri, proprio in cima al paese.

 

 

 

 

 

 

Calatafimi

L’Ingroia aveva un passato da sacerdote e quando Garibaldi era giunto a Calatafimi lui gli aveva ceduto il pulpito della sua chiesa, dal quale il generale aveva declamato davanti ai fedeli  la famosa frase ”o Roma o Morte”, leggerezza che gli era costata l’allontanamento dal clero ma che al contempo aveva dato una svolta alla sua vita consentendogli di dedicarsi allo studio, alla storia e  alla scrittura,  nonché di maritarsi all’età di 50 anni.  Nella sua maturità Ingroia ebbe modo, inoltre di entrare in contatto con l’ambiente intellettuale e trasgressivo degli scrittori inglesi Samuel Butler ed Herry Festing Jones che frequentarono per un periodo Calatafimi e in quell’ occasione, Michele Utveggio molto vicino allo zio, ebbe modo di conoscerli e, molto probabilmente, di allargare le sue vedute e i suoi interessi e di rendersi conto che la sua città natale era inadeguata per uno spirito intraprendente e ardimentoso come il suo.  

 

 

 

 

 

 

Biagio Ingroia con la moglie Rosalia Autori

A poche ore di distanza da Calatafimi c’era invece Palermo, città che a quei tempi stava vivendo una delle stagioni più feconde della sua esistenza e che, sulla scia delle  molteplici attività  commerciali dei Florio, si apprestava a diventare una “piccola capitale nel modernismo europeo” dove stava nascendo  la nuova classe sociale  della borghesia  imprenditoriale.

L’esposizione Nazionale del 1891/92, la realizzazione dei due grandi teatri del Massimo e Politeama, il nuovo risveglio culturale accompagnato da opere di miglioramento delle infrastrutture cittadine e la nascita dei nuovi quartieri borghesi non erano che il termometro di un cambiamento importante e Palermo era il luogo adatto per chi fosse pronto  ad accogliere la sfida del processo di modernizzazione in corso: era la città giusta per Michele Utveggio.

All’età di quasi 26 anni, dopo avere sposato la compaesana  Francesca Nocito, sorella dell’insigne avvocato Pietro Nocito, uomo politico di tendenza crispiniana  e ordinario di Diritto Penale alla Regia Università di Roma, iniziò la sua avventura palermitana.

Esordì al seguito della ditta Corrao e Casano nell’allestimento delle decorazioni e degli stucchi del Teatro Massimo sotto la direzione di Ernesto Basile; ma quale fu  il percorso che trasformò il giovane costruttore in imprenditore non si sa, come non si sa nemmeno quale fu la data spartiacque, tra i due momenti storici.

 

 

 

 

Decorazioni interne del Teatro Massimo di Palermo

In realtà la sua non fu proprio una fuga, ma piuttosto un ricongiungimento familiare, dal momento che suo padre era già tornato alla città d’origine ed aveva avviato un grande cantiere in via XX settembre angolo via G. Carducci su progetto di Ernesto Basile.

Ma già a pochi anni dal suo arrivo a Palermo Michele Utveggio era molto conosciuto come “imprenditore” serio e onesto, titolare di tanti e tanti lavori. Fu un uomo sempre  pronto ad assumersi grandi responsabilità, a dirigere complessi cantieri edili, a viaggiare all’estero per conoscere le nuove tendenze in fatto di materiali e tecniche di costruzioni, ad organizzare nel suo cine teatro spettacoli di successo,  a partecipare come consigliere comunale e provinciale alla vita politica della città, a seguire i lavori della Commissione edile di Palermo – di cui fu membro- e a coltivare la sua passione per lo sport assumendo la presidenza della squadra di Calcio del Palermo.     Potè fare tutto ciò senza intaccare la sua attività lavorativa grazie alla stretta collaborazione instaurata, dal 1901, con il nipote  Antonino Collura e sancita nel 1921 con la costituzione della società “ Impresa Utveggio e Collura Costruzioni edilizie e industriali”.

Anche Nenè infatti, figlio della sorella, aveva presto lasciato il paese d’origine affiancandosi allo zio. Egli diventò il figlio che Utveggio non ebbe mai, affettuoso e riconoscente, competente e affidabile; si assunse ben presto compiti gravosi e consentì allo zio, con la sua presenza discreta, quegli spazi d’azione per le disgressioni dal lavoro, che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. Lavorò nell’ombra mentre Utveggio curava il suo cine teatro (uno dei primi ad aprire in città), lo sostituì quando egli si occupò di politica e di sport, gli subentrò- suo malgrado- nella folle avventura del Castello.

 

 

 

Padiglioni del Manicomio in via Pindemonte-Palermo

Nel 1914 Michele Utveggio realizzò, su progetto dell’arch. Ernesto Armò, un grande palazzo prospettante sulla piazza del Teatro Massimo.Si trattò di un innovativo edificio multiuso, all’interno del quale convivevano una moderna sala cinematografica, studi professionali e abitazioni. Egli stesso riservò per sé  il piano attico con una panoramica terrazza/giardino, compresa di serra, con collezioni di piante rare.

Il cinema-teatro fu per Utveggio un fiore all’occhiello, l’opera che -ancor prima del Castello- gli diede molta visibilità negli ambienti altolocati. Per il suo carattere esuberante e gioviale si trovò a suo agio tra la bella gente che frequentava il locale e del quale curò personalmente la gestione: trattava direttamente con le compagnie teatrali, decideva di persona il Tabellone e presenziava ogni appuntamento.

Il cinema-teatro Utveggio fu uno dei locali più in voga della città, l’inaugurazione avvenne in pompa magna il 9 febbraio 1915, le pellicole ( ancora prive del sonoro e in bianco e nero) venivano precedute da esibizioni di varietà: danze, prestigiatori, cantanti etc. In seguito la sala fu rinnovata per introdurre gli impianti del “sonoro” e vi si alternarono proiezioni di film e rappresentazioni di compagnia di prosa. Negli anni successivi, quando Utveggio cedette il locale, il cinema  prese il nome di Dux, Enic, Abadan e oggi Rouge et Noir.

 

 

 

 

 

 

Cinema Teatro Utveggio Piazza Verdi -Palermo

Negli anni 1923/25 Utveggio  assunse la presidenza dell’Unione Sportiva Palermo, cioè della squadra di calcio rosa nero che in quegli anni militava in prima divisione. Il Palermo partecipò al campionato siciliano qualificandosi alla fase finale della Lega Sud. Il 5 novembre 1923 la squadra fu invitata dal console italiano a Tunisi per il primo match internazionale della sua storia e vinse  il Torneo di Tunisi battendo 3-1 i Rangers del Marocco. In quel periodo il club si fuse con l’U.S. Leoni arrivando terzo nel girone siciliano. L’anno seguente si fuse con la Libertas e arrivò prima nel girone siciliano e 4° nel girone B di semifinale Lega Sud . Il campo del Palermo era al Ranchibile cioè in uno spazio tra le attuali vie del Bersagliere e via Del Granatiere, con tribune in legno; per uno strano caso del destino fu proprio l’impresa di Utveggio alcuni anni dopo ad occuparsi della realizzazione del nuovo stadio alla Favorita.  

 

 

Prospetto dello Stadio di Palermo

Alla fine del 1927  Utveggio presentò al Comune di Palermo  il “Progetto Utveggio per un grande ristorante belvedere sul Monte Pellegrino” con il quale propose anche la realizzazione di un nuovo tratto  della strada carrozzabile sul Monte e una serie di villini. Già  dal 1905 era stato studiato un piano per la “quotizzazione dei terreni sul Monte Pellegrino “( modificato nel 1910  e poi nel 1922) che prevedeva una zona da rimboschire, una da destinare a pascolo e una da lottizzare con la costruzione di villini.

Per realizzare il ristorante belvedere Utveggio promise la realizzazione di un serbatoio idrico e di un sistema di pompaggio dalla sottostante  Piazza del Campo e si disse pronto ad acquistare mq.60.000 di terreno montagnoso in località Primo Pizzo- Monte Pellegrino.

Non era la prima volta che Utveggio proponeva accordi alle Istituzioni. Per  indole era portato infatti a mettersi continuamente alla prova per avviare iniziative innovative e originali. Già nel 1897 aveva predisposto un progetto per realizzare a sue spese il nuovo mercato Buttafuoco alla Conceria e nel 1925 aveva proposto al Comune di realizzare una grandiosa Galleria sul modello di quelle di Napoli e di Milano, nell’area compresa tra via Maqueda e via Roma. Progetti che però per motivi burocratici non si erano potuti realizzare.

Stavolta il progetto su Monte Pellegrino incontrò il favore delle autorità, probabilmente interessate alla creazione di una “testa di ponte” per iniziare concretamente la colonizzazione del monte( e ai conseguenti risvolti economici che ne sarebbero derivati), che lo incoraggiarono a osare di più e a realizzare una struttura recettiva completa, un Grand Hotel Ristorante. Ancora una volta Utveggio fu per Palermo l’uomo giusto al momento giusto, colui che con la sua audacia, il suo entusiasmo- e i suoi soldi-avrebbe dato lustro e qualità alla sua città di adozione, dotandola di una straordinaria attrezzatura turistica e ricettiva.

Da subito la sagoma rosa del Castello è entrata nell’immaginario collettivo e nessun palermitano riuscirebbe a immaginare il Primo Pizzo privo  delle sue torri e i suoi merli . Oggi in molti ringraziamo il veto che giunse qualche anno dopo e che non consentì la realizzazione del progetto di lottizzazione dei terreni e la realizzazione dei villini sul monte, ma ai tempi di Utveggio era diverso, Palermo si sentiva  “… una grande città, in febbre di accrescimento e sviluppo”e  queste iniziative erano viste positivamente .

La costruzione del Castello che “… doveva immortalare il suo nome” fu per Utveggio totalizzante; per seguire da vicino i lavori, si accontentò di vivere in due stanzette nei pressi del grande cantiere e come già detto, lasciò a Nenè l’onere dei lavori ordinari dell’impresa, compresa la realizzazione del nuovo stadio alla Favorita.

La curiosità che destava lo strano edificio gli consentiva comunque di uscire dall’isolamento forzato di Monte Pellegrino e di ricevere molte visite di curiosi ma anche di personaggi importanti. Alcune foto lo ritraggono insieme a comitive di visitatori, altre in compagnia di amici e familiari, altre ancora addirittura con rappresentanti della politica del tempo e persino con i principi di Piemonte. 

Forse l’eccessiva voglia di ultimare l’opera, il grande impegno profuso e le grandi aspettative legate al futuro del Hotel lo distolsero dal dare il giusto peso a qualche piccolo disturbo di salute che sicuramente dovette percepire, di fatto a pochi mesi dall’inaugurazione parziale del grande edificio fu colto da un attacco di appendicite cui seguirono complicazioni che nell’arco di pochi giorni, lo portarono alla morte, avvenuta il 5 marzo 1933 all’età di 67 anni.

Utveggio aveva immaginato una sfarzosa cerimonia di apertura di tutto l’albergo alla presenza del Re d’Italia  che aveva già accettato l’invito e  aveva commissionato un suo busto in marmo allo scultore Nicolini ( di cui aveva già visto il bozzetto in gesso) da collocare nella hall dell’hotel.

Ciò che successe dopo non fa parte di questa storia.I suoi funerali furono solenni e gli encomi tutti unanimi nel ricordare l’uomo e i suoi meriti. 

In virtù del suo impegno lavorativo, per la qualità delle opere realizzate e per il volano che la sua attività  rappresentò nella città di Palermo, ( i suoi cantieri furono ingrado di dare lavoro contemporaneamente a 400 operatori) ebbe conferito in vita  il titolo di Commendatore e Cavaliere del Lavoro. La sua presenza presso i Consigli comunale e provinciale fu sempre molto apprezzata e utile per la sua conoscenza e competenza soprattutto nel tema dello sviluppo e della crescita della città.

L’elenco che segue, riassume la sua attività nel campo dell’edilizia in ordine cronologico:

1900     Costruzione in  subappalto del Nuovo Manicomio di Palermo, complessa struttura costituita da diversi  edifici collegati all’esterno da una piccola ferrovia.

1901     palazzo Utveggio di via Siracusa  che Gianni Pirrone considera “ la più felice delle esperienze di Basile      nel campo dell’edilizia residenziale urbana.” e che fu uno dei primi palazzi condominiali della città

1903     Palazzo di via XX  Settembre n.40  e Palazzo Blandano  via Ingham/via Narciso Cozzo.

1903     Opere di demolizione di buona parte del Bastione di San Vito, realizzazione  di tre palazzi in via Volturno, di cui due decorati su disegno di Ernesto Basile, e sistemazione urbanistica della zona con la rettifica della stessa via Volturno che prima aveva un andamento sinuoso.

1906      Palazzo realizzato per conto della famiglia comm. Andrea Cammineci in via Wagner / via M. Stabile, oggi Hotel Wagner;

1906     Palazzo in via Girgenti n.9 venduto ad appartamenti e palazzo in via Stabile angolo Villaermosa, per conto della famiglia Leone.

1906 e seguenti: costruzione dello  “Stabilimento Spicas a Tommaso Natale” su progetto ingg. Bullara e Palizzotto: fu un opera davvero impegnativa che comportò la realizzazione di una vera e propria cittadella industriale con strade, capannoni, ciminiere, uffici, centrale elettrica etc. Lo stabilimento trattava prodotti industriali chimici e agricoli e fu acquisito in seguito dalla Montecatini, Fu demolito negli anni 70 dello scorso secolo e sull’area di risulta è stato realizzato il complesso abitativo “La Marinella”

1908     Palazzo Pintacuda in via Libertà; Villino Bonanno in via Siracusa ( con interni in stile moresco) e i due Villini in via Libertà venduti al notaio Di Chiara e alla famiglia Pirrotta Di Bella. Quest’ultimo fu per un periodo la casa di Utveggio e anche la sede dell’impresa fino a quando non traslocò nel più  magniloquente palazzo di Piazza Verdi.

1912/14    Palazzine e villini in via Notarbartolo.  Questa strada fu prevista dal Piano Regolatore Giarrusso ( 1886) per collegare via Libertà a via Malaspina e far sorgere un quartiere residenziale di prestigio limitrofo ad alcune belle Ville della Città: Villa Trabia, Giardino Iglese e villa Carini.Utveggio realizzò gli           edifici  sottoelencati :

            – via Notarbartolo 10, oggi via P.S. Mattarella  Palazzina Plaja

              – via Notarbartolo 12,  Seconda Palazzina Plaja

            –  via Notarbartolo 22  palazzina Matracia Morello

            –  via Notarbartolo/via Terrasanta  Villino Di Giorgi (1914) su progetto degli ingg. Santangelo e Manetti

            –  via Notarbartolo 19 Palazzina Furci   edificio a tre piani con 6 appartamenti .

              –  via Notarbartolo 27 Villino Villaurea progetto ing. Santangelo e Manetti Cusa

              –  via Notarbartolo 29 Palazzina Ardizzone .

              – via Notarbartolo 31 Palazzina Pace

              – via Notarbartolo / via Nunzio Morello 22 Palazzo Zampardi edificio a 4 elevazioni su progetto ing.        Santangelo

            -via Notarbartolo 37 Palazzina Sillitti

            – via Notarbartolo 45 e 47 Palazzina Taranto-Cusimano

              Erano tutte eleganti  villette e palazzine circondate da giardinetti ma sono state demolite durante gli anni  60/70 dello scorso secolo lasciando posto ai grandi palazzi condominali di adesso e facendo perdere alla Via Notarbartolo tutto il fascino originario.

1913/18 lavori istituto G. Turrisi Colonna in piazza Sett’angeli

1914     Palazzo eseguito su commissione dei sigg.  Lipari e Baratta in via Roma/angolo via Guardione ( ex via Polacchi)  su progetto ing. Tranchida.

1914/15 Palazzo Utveggio e cinematografo piazza Verdi 6, costruito su progetto dell’arch. Ernesto Armò.

1915     Garage Tortima piazza Verdi;

1915     Palazzo Pintacuda Celestre via Libertà/piazza Mordini, Cappella funeraria al Cimitero dei Cappuccini, Palazzo in via G.Carducci n.6, palazzo in via Cluverio/via Goethe, palazzo in via del Fervore/via Mariano Smeriglio, villino Iraso a Mondello via Regina Elena, stazione Ferroviaria di    Alcamo, Lavori di trasformazione nel palazzo del Principe Pignatelli a Castelvetrano.

1916/20 Palazzina del barone La Lumia in via Libertà

              Lavori a villa Igiea per la realizzazione della passarella aerea

              Lavori all’Hotel delle Palme

1922     Palazzo via Ingham con ingresso da via P.pe di Granatelli 36, per conto della cooperativa La Vittoria, Progetto ingg. Santangelo e Manetti Cusa, destinato ad abitazioni per Ufficiali e impiegati dello Stato.

            Lavori di riparazione e manutenzione del           l’Hotel delle Palme e Panormus in piazza Ignazio Florio,

1923     Costruzione del palazzo per conto dei commercianti di tessuti  fratelli Emanuele e Ignazio Savona, in Via Roma angolo corso V.E. Progetto degli ingg. Santangelo e Manetti Cusa;

            Costruzione del Villino in corso Olivuzza per conto del cav. Patti.

            Adattamento dei locali per la fabbrica del ghiaccio in via Orsini per conto di Esposito e De Crescenzo

             Riparazioni varie Hotel Villa Igiea

             Palazzo in via Malaspina angolo via Dante (oggi  via Brunetto Latini n.34 )                           

             Costruzione  villino Collura in via della Rovere ( poi via Mario Rutelli) con  adiacente padiglione contenente la falegnameria dell’impresa.

1924     Lavori di trasformazione sala da pranzo ecc. Hotel Villa Igiea, sotto la direzione ing.Platania

1925      Vari lavori realizzati per conto della Società Grandi Alberghi:

              Costruzione tennis Hotel Villa Igiea  sotto la direzione ing. Autore.

              Lavori Hotel Villa Igiea sotto la direzione ing. Platania

             Ampliamento dell’Hotel delle Palme, sotto la direzione ing.Ferdinando Stassi  e progetto ing. Platania.

              Ampliamento Hotel Excelsior per conto fratelli Marcucci

             Costruzione tennis Hotel Excelsior Costruzione edificio per appartamenti  in via Rosolino Pilo

1926     Casa di villeggiatura a Giacalone per proprio uso

              Lavori a villa Gallidoro e all’Arenella per conto dei Florio

              Lavori diretti dal conte Galanti nell’Hotel Villa Igiea

1927      Lavori eseguiti all’Hotel Villa Igiea sotto la direzione dell’ing. Capitò

              Edificio ad appartamenti in via Principe di Belmonte                        

1928     Costruzione del Palazzo in piazza San Francesco di Paola, oggi via Tripoli

            Lavori eseguiti nell’Hotel Villa Igiea, sotto la direzione dell’ing. Capitò,

             Inizio costruzione Grand Hotel Castello Utveggio

             Consorzio Idro Agricolo in Bagheria via Roma/via del Convento                                            

 1929     Lavori adattamento Istituto Puericoltura “ Solarium” Romagnolo,sotto la direzione dell’ing. Cristina

              Costruzione casa salute Prof. Noto Antonino in via Dante, sotto la direzione dell’ing. Prof. Zanca

 nel 1929 la struttura muraria del Castello Utveggio ha raggiunto il primo piano;

1930     lavori di trasformazione Hotel Excelsior per conto della Generale Elettrica sotto la direzione             ing.Bernascone

              nel mese di agosto il Castello Utveggio è giunto alla seconda elevazione

 1931    Costruzione campo sportivo del Littorio, alla Real Favorita, contratto col comune di Palermo, sotto la direzione dell’ing. G.B. Santangelo

              Si iniziarono  a definirire gli interni e gli impianti del castello

1932    Lavori di trasformazione casette Hotel Villa Igiea  ing. Bernascone

             Lavori di adattamento uffici Hotel Excelsior  ing. Bernascone;

             Trasformazione del palazzo del Principe Comitini via Volturno-via Pignatelli,

             Villino ing. Mario Ravetto via Nunzio Morello.

A Michele Utveggio il Comune di Palermo ha dedicato una strada  nell’Area Industriale del quartiere Brancaccio.