La Storia: Anno Zero

Castello Utveggio anno zero.

Da quasi 90 anni il Castello Utveggio, sul monte Pellegrino, domina la città di Palermo.

Con la sua particolare sagoma, le torri, i merli, le finestre bifore, il colore rosa dei suoi prospetti, è diventato parte integrante del paesaggio palermitano; lo si scorge da tutti gli angoli della città e da quasi 90 anni la sua presenza alimenta storie, leggende, favole e… ultimamente anche preoccupazioni per la sua sorte presente e futura.

Progettato come grande albergo, ha funzionato per pochissimo tempo; poi c’è stata la guerra, il saccheggio, l’abbandono e l’esproprio, e poi ancora anni di chiusura in attesa di una nuova utilizzazione.

Nel 1988 finalmente una svolta, con i lavori di restauro e l’arrivo del CERISDI, una scuola di eccellenza per giovani laureati dei paesi del Mediterraneo, sotto l’egida della Regione Siciliana. Tra alterne vicende, la nuova destinazione ha rianimato per parecchi anni il Castello Utveggio: seminari, eventi nazionali ed internazionali si sono svolti alla presenza delle massime cariche dello Stato, di ministri e ambasciatori di diverse nazioni, di imprenditori e di rappresentanti del mondo economico e scientifico. Anche Giovanni Paolo II vi è stato ospite.

Per il cittadino comune, tranne rare eccezioni, il Castello è rimasto comunque un luogo inaccessibile, difficile da raggiungere e impossibile da visitare.

Eppure questa originale struttura, sorta nel punto più panoramico del Monte Pellegrino, concepita come albergo di lusso doveva costituire, nelle intenzioni del suo artefice, anche un omaggio ai “palermitani” che avrebbero potuto accedere al suo ristorante o godere almeno delle sue terrazze e del suo belvedere. 

 

Il Grande albergo “Castello Utveggio” fu ideato, progettato e realizzato a partire dal 1928 dal cav. Michele Utveggio, titolare di una delle maggiori imprese edili del tempo, uomo raffinato e benestante, ricordato dalle cronache del tempo come un grande lavoratore, affabile ed esuberante, sempre volto alla ricerca di imprese particolari.
All’apice del suo successo maturò l’idea di realizzare un grande albergo dalle caratteristiche uniche.
Dalla terrazza fiorita del suo attico in piazza Verdi (nella foto in alto), dalla quale si poteva contemplare un panorama invidiabile, la sua attenzione si focalizzò su Monte Pellegrino e in particolare sul promontorio detto Primo Pizzo, la cui mole isolata domina Palermo.

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Michele Utveggio

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I lavori di realizzazione della bretella stradale che si diparte
dalla via Pietro Bonanno e raggiunge Primo Pizzo.

Acquistò quindi nel 1928 dal comune di Palermo 60.000 mq di terreno e presentò un progetto, redatto in collaborazione con l’ing. G.B. Santangelo, che prevedeva anche le relative opere di urbanizzazione, come la realizzazione di una nuova strada carrozzabile e di un sistema di sollevamento e rifornimento idrico per portare l’acqua sin lassù. Il suo programma era infatti quello di creare un impianto alberghiero quanto più autosufficiente ed efficiente e perciò il progetto comprese un garage dalla ricettività, per i tempi straordinaria, di 25 automobili, stalle e pollai, agrumeti, vigneti e una serra per i vivai, un campo da tennis e una riserva di caccia.

La sistemazione della vasta area di pertinenza fu molto curata e sfruttò la particolare configurazione del terreno con percorsi panoramici, terrazzamenti, sentieri rocciosi, rotonde e passarelle aeree; fu rimboschita una pineta e introdotte palme e romitaggi di cipressi. Nonostante le difficoltà che un simile impegno comportò sia dal punto di vista tecnico che economico (l’opera costò all’incirca 12 milioni di lire del tempo!) già nel 1930 l’edificio era a buon punto.
Al fine di trovarsi sempre sul luogo, pronto ad affrontare qualsiasi imprevisto o difficoltà sia Utveggio che la famiglia del socio –nipote Antonino Collura si trasferirono al Castello. Michele Utveggio si riservò un appartamento in corrispondenza della prima torre del secondo piano, lo stesso in cui molti anni dopo pernottò il pontefice.

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I lavori di costruzione del Castello, con Utveggio che sorveglia.

Medaglia commemorativa in occasione della cerimonia di inaugurazione del piano terra.

Medaglia commemorativa fatta coniare da Utveggio
in occasione della inaugurazione del piano terra.

Il 20 settembre 1932 si svolse una sobria cerimonia di inaugurazione del solo piano terra: per l’occasione Utveggio fece coniare alcune moneto d’oro con il logo del Castello e la data.

Da quel momento i locali di ricevimento e il ristorante furono aperti al pubblico e i l’hotel divenuto una location alla moda, conobbe uno dei momenti più esaltanti della sua esistenza: feste, ricevimenti, serate a tema, spettacoli e attrazioni varie animavano le serate, allietate anche da un’orchestrina composta da musicisti ungheresi.

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Cartolina postale che gli ospiti potevano mandare a parenti e amici.

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I piani superiori, che contenevano in tutto 100 stanze e sei suite (in corrispondenza delle torri) furono ultimati in un secondo tempo ma il cav. Utveggio non fece in tempo ad assistere alla loro inaugurazione, essendo venuto a mancare, quasi improvvisamente e per cause naturali, il 5 marzo 1933.
Il Grande Albergo Castello Utveggio fu ultimato da Antonino Collura che si occupò anche della sua gestione fino al 1935.In questo lasso di tempo l’albergo funzionò con discreto successo accogliendo turisti, uomini d’affari e personalità del mondo industriale e della politica.

Poi la campagna di guerra contro l’Etiopia e le conseguenti sanzioni economiche che colpirono l’Italia ebbero influenze nefaste anche sul turismo al punto che anche l’attività del Grande Albergo venne sospesa.
Da allora e fino alla seconda guerra mondiale, l’albergo fu esclusiva prerogativa della famiglia Collura che vi abitava nei mesi della villeggiatura, sperando sempre di potere riavviare l’attività ricettiva.

 

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I nipotini di Utveggio con il cane Pellegrino.

Ma invece la situazione precipitò ancora e il Castello fu requisito prima dalla contraerea fascista e poi dal Corpo Aereo Tedesco.
Con lo sbarco degli Alleati la struttura venne abbandonata dai tedeschi e saccheggiata degli arredi e suppellettili dagli stessi americani che apposero un cartello con scritto “hotel fascista” consegnandolo alla rabbia della popolazione affamata e agli atti del più selvaggio sciacallaggio. Quando anche l’ultima piastrella dei bagni fu divelta ed ebbe fine il via vai di furgoncini e carretti carichi di tappeti e lampadari, del Castello Utveggio non rimase che un involucro vuoto e una desolazione completa.

Svanito per sempre il bel sogno del cav. Michele Utveggio, ci vollero quasi vent’anni affinché la Regione Siciliana concludesse le pratiche di esproprio del Castello per Pubblica Utilità e diventasse proprietaria del bene, e altri 30 anni per procedere al suo recupero architettonico e per individuare – tra le tante proposte avanzate – una nuova destinazione d’uso in grado di garantire al Castello la sua sostenibilità. 

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Purtroppo anche il capitolo Cerisdi ha avuto un epilogo inaspettato: dopo 30 anni di attività, nel 2016 l’ente è stato messo in liquidazione, la scuola di eccellenza è stata chiusa, il personale è stato licenziato e il castello Utveggio….abbandonato a se stesso ancora una volta!.

Il 4 ottobre 2017, su iniziativa del prof. Adelfio Elio Cardinale, è nata l’associazione “Salviamo il Castello Utveggio” alla quale hanno aderito personaggi importanti e semplici cittadini, giovani e meno giovani, nonché numerose associazioni culturali operanti a Palermo. L’obiettivo comune è quello di intavolare un dibattito costruttivo con la Regione per avviare progetti di riqualificazione del Castello e individuare idonee e condivise destinazioni d’uso che consentano al Castello Utveggio di sfuggire a un destino di inarrestabile degrado e continuare a rappresentare invece uno dei simboli più importanti della città di Palermo