Curiosità

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Come la moda del tempo voleva, chi si recava a soggiornare presso l’Hotel Castello Utveggio riceveva in omaggio un adesivo da poter apporre sulla valigia (nella foto). 

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L’Hotel Castello Utveggio possedeva una linea personalizzata nella posateria, come nei tessuti.
Grazie alla collaborazione del Dr. Umberto Terenghi, il cui padre lavorò nella costruzione dell’immobile, siamo entrati in possesso di alcune foto che ritraggono parte del servizio.
Nel piatto, in alto, è riconoscibile il logo dell’Hotel Castello Utveggio.

Il padre del Dr. Terenghi, Andrea, si trasferì da Milano nel 1927, chiamato da Utveggio per la realizzazione dell’impianto di riscaldamento del Castello. Porta con se la famiglia, e si installa in una delle suites, fino al termine dei lavori.
Il Dr. Terenghi non lascerà mai Palermo, dove ancora oggi vivono i suoi eredi.

Nella pagina facebook ‘Palermo di Una Volta’, memoria storica di una città che pian pian piano si modifica, scompare, si nasconde, troviamo la foto pubblicata sopra, probabilmente scattata durante l’inaugurazione del Castello.

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Utveggio possedeva una balilla (nella foto).
Fu immatricolata nel 1933, cosa che ci porta a pensare che la utilizzò poco – o forse affatto – per via della morte che sopraggiunse lo stesso anno. Rimase nel garage del Castello durante l’occupazione, tedesca prima, e americana dopo.
Fu salvata dallo spoglio subìto dall’immobile dopo la fine della seconda guerra mondiale grazie all’azione del nipote Antonio Collura, che riuscì a portarla via prima che fosse scoperta.

Rimase in un altro garage fino al 1985, quando fu venduta in perfetto stato di conservazione, avendone sempre curato la manutenzione. Il fatto che fosse la macchina di Utveggio ha rappresentato un valore aggiunto anche per i successivi possessori, e ad oggi, perfettamente circolante, fa bella mostra di sè nelle rassegne storiche.
La macchina ha percorso circa 26mila chilometri

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Le Minerva erano considerate, nei primi decenni del ‘900, al pari delle Roll Royce.
Erano costruite in Belgio, e Utveggio ne possedeva una, che al momento dell’occupazione, dovuta alla seconda guerra mondiale, di tedeschi e americani,  si trovava al castello. Purtroppo, a differenza della Balilla – anch’essa lì conservata ma mai scoperta perchè chiusa in un garage, non si salvò alla furia degli eventi: fu infatti gettata in un dirupo, e se ne persero le tracce.

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Nel 1950 la Commissione Pontificia prende in affitto il piano terreno e il terrazzo del Castello per una colonia estiva a favore di bambini disagiati, protrattasi per alcuni anni.
Nel settembre del 2017 abbiamo ricevuto la testimonianza di una delle Istruttrici allora presenti al castello, la Signora Angela Gatto Giunta, oggi residente negli Stati Uniti d’America, che pubblichiamo di seguito.

Questi appunti sono  il ricordo di una mia esperienza, alquanto indimenticabile della mia gioventù, vissuta negli anni 1950.

Tramite una mia zia, Lucia Portera, direttrice delle scuole arcivescovili, ho ottenuto, per un mese estivo, il posto come vigilatrice delle Colonie arcivescovili istituite da Sua Eminenza Cardinale Ernesto Ruffini, località  “Castello Utveggio“.
Un Castello che io definivo come una visione ultraterrestre per la sua posizione maestatica, per i suoi colori non definiti ma che servivano da cornice per quel bel monte: Monte Pellegrino.

Ero felice di quell’occasione , ma c’era un problema: non avrei potuto accettare quell’offerta di vigilatrice se non avessi risolto le condizioni di lavoro. Infatti io ero stata rimandata in 2 materie ed avevo bisogno di studiare e siccome i ragazzi della colonia venivano trasportati da Palermo all’Utveggio con l’autobus, il che non mi permetteva di studiare, così ho fatto la richiesta di usare una stanzetta tutta per me, per avere  tempo di dedicarmi allo studio dopo che i ragazzi andavano via.
La mia richiesta venne esaudita, la stanzetta dei miei sogni venne allestita; l’unica finestra venne sbarrata ed io sono riuscita a compiere entrambi gli obiettivi: lavoro e studio, dentro un Castello tutto per me.
Il guardiano di cui non ricordo il nome, durante la notte bussava alla porta chiedendomi:” Signorina Giunta tutto bene?” Per me era l’angelo custode “.
Quella stanzetta, in un castello fatato, mi ha dato la possibilità di superare lavoro ed esami con successo.

Adesso quando vengo in Italia, a Palermo, guardo quel Castello con orgoglio e la sua visione mi ridà un po’ della mia gioventù, dei miei sogni, di un’età che non ritornerà più, ma mi ridà memorie che non potranno mai essere cancellate.
Grazie castello Uuveggio, grazie a coloro che hanno creato questo magnifico monumento, che è stato testimone di tempi che furono, tempi di pace, di  guerra ma che dà speranze per il futuro. Di questo periodo ho una bella foto, con Sua Eminenza Cardinale Ruffini circondati dai bimbi della colonia, sul terrazzo dell’Utveggio.

Questo Castello poggiato in cima a un monte che fu definito da Goethe come “ il più bel promontorio del mondo” ci ricorda che la vita continua nelle belle memorie. “